Archivi del mese: gennaio 2011

Mamme cinesi

Volevo segnalare questo link che riprende un articolo pubblicato dal Wall Street Journal e tradotto da Il Foglio del lunedì. Con più calma prometto anche un post sull’argomento, che merita tantissimo. Intanto allego l’articolo. Argomento: la differenza tra genitori cinesi e genitori occidentali nell’educazione e insegnamento di valori ai figli.

L’autrice è una professoressa sino americana, sposata con un americano e con due figli, residente in America.

Preparatevi, che lo choc è violento.

http://altrimondi.gazzetta.it/2011/01/ai-figli-regalategli-un-lager.html

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Candelora…incrociamo le dita!

Imprimetevi nella mente una data: 2 febbraio. Altro che 21 marzo…primo giorno di primavera. La data chiave per capire se l’inverno è finito è il 2 del mese più corto dell’anno, detto anche Candelora (il riferimento è alle candele e a una processione cristiana in cui si benedivano le candele) .

Recita uno dei mille detti (io lo riporto in triestino, che i miei nonni paterni sono di Trieste e tra di loro parlavano sempre con quell’accento che fa tanto Goldoni…)-

Quando vien la Candelora
da l’inverno sémo fóra,
ma se piove o tira vénto,
ne l’inverno semo drénto.
Chiaro, no? Se il due febbraio sarà una buona giornata, allora: addio inverno, ci vediamo l’anno prossimo. Ma se piove o soffia vento…siamo fregati. Ci siamo dentro ancora chissà fin quando…

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Una giornata al mare

Silenzio lungo quanto un weekend da dimenticare…Siamo stati costretti alla reclusione per via di una malattia colpo di fulmine della sorellona: febbre con vomito notturno. Del resto, coi bambini, si sa…si fanno tanti programmi..ma non si sa mai…dicono le nonne.

Qui la nebbia stenta a sollevarsi e allora, quale migliore idea se non quella di andarlo a cercare, il sole. Se la montagna non va a maometto, maometto andrà alla montagna..e viceversa! Quindi io il nonno e A., ieri, presi da raptus, abbiamo passato mezza giornata al mare. Che meraviglia…Superata Tortona, sull’autostrada Milano Genova, si intravede il cartello per Serravalle Scrivia ed ecco che improvvisamente il muro di nebbia si alza, il cielo ricompare e il sole brilla. Incredibile ma vero!! La palla infuocata di Febo Apollo esiste ancora!!

Tempo un’ora e 45 e siamo a sgranchirci le ossa infreddolite su una spiaggia sassosa della riviera del Tigullio. Ci saranno 18 gradi, sentenzia il nonno. Ha ragione, conferma il vecchio del posto. Si sta bene senza giacca, il sole pizzica la pelle. A. pare nosferatu: non è abituato al sole e alla luce e chiude gli occhi e gira la testa infastidito al sole..Che buffo.

Ma appena nonno comincia a lanciare i sassi in acqua, che fanno plof e il cerchio di cerchi, si entusiama. Sa sa, indica il sasso. Ma ma, indica il mare. Parla a sillabe A. A modo, suo si fa capire.

A tavola, invece, non perde tempo e invoca ripetutamente pappa facendosi subito affibbiare dalla cameriera il soprannome di mangione. In effetti si fa fuori un piatto di maccheroncini al pomodoro e basilico che neppure io…Io invece divoro un’orata pescata arrostita che ha un saporino di bruciato e griglia così delizioso da farmi dimenticare tutte le tristezze e le amarezze…

Bello bello il mare d’inverno. Da rifare. Vi risparmio il racconto del rientro. A parte l’immagine del muro di nebbia, che puntuale, ci attende, allo stesso punto dell’andata, 15 chilometri prima di Tortona. Primavera: ti aspettiamo!

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90 per cento femmina

Così sentenziò la ginecologa. Al 90% è femmina. “Se avesse il pisellino, qualcosa dovremmo pur vedere…”. La piccola belva, che a quest’epoca dovrebbe pesare all’incirca un chilo (come un polletto..dico io!), si agitava come un ossesso oggi durante l’ecografia. O sentiva la mia emozione (un minuto prima in sala d’attesa, sull’onda della tensione, mi sono messa a piangere per una scemenza), oppure – dice la dottoressa-  “vista l’ora, starà godendo della tua  digestione”. E oggi a pranzo non ci sono andata leggera: a parte le polpette, ho mangiato tutto il menù cucinato ieri (minestra di verdure, peperoni ripieni di feta, polpo in insalata).

Comunque è femmina. La sorellona ha avuto ragione: “Me lo sento che è femmina”, continuava a dire in questi mesi. Ma lei, con l’innocenza dei suoi 8 anni, semplicemente la desiderava ardentemente una sorella. Forse per giocarci a barbie, un giorno. Anche se avranno 8 anni e mezzo di differenza…ma che importa..a barbie si gioca tutta la vita. E poi i maschi, sì, sono divertenti, ci si gioca a calcio, e ci si scherza. Però, alla lunga, sono anche un po’ tonti…come dice sempre la sorellona.

L’ho detto anche ad A. E temo che abbia capito. Era molto agitato stasera. Quella sovraeccitazione tipica dei bambini di questa età, che è segnale di nervosismo e stanchezza. Con calma, nei prossimi giorni, affronteremo ancora la questione. Avevo già comprato, all’uopo, un libretto di Spotty. Titolo: una sorellina per Spotty. C’ho azzeccato…

Nella famiglia d’origine, gioia e urla di rivendicazione femminista da parte di mia madre (che del resto è la seconda di 6 sorella e un fratello): viva le femmine. Mio padre: dopo il nipotino, ora la nipotina, mi dice emozionato. Ma dura poco, riprende presto il controllo e sentenzia: femmine, esseri pericolosi…ahahaha. Già se la immagina 18enne ammaliatrice… Povere donne. Sempre la stessa storia. Facciamo paura ancora prima di nascere!

Amiche mamme: tutte felici. Finalmente ne arriva una! Su 5 ben quattro, al primo figlio, abbiamo sfornato un maschietto. E due, che sono già al secondo giro, hanno partorito o aspettano un altro maschio…

Capitolo nomi. Basti quanto detto dalla sorellona, che ha 8 anni ma è già saggia come una 70enne: “per ora siamo ad Anna e Teresa. Nei prossimi giorni, sotto con la ricerca. Io sento la mamma e la nonna, dice, e scrivo un elenco”. Già me la vedo ingegnere capo di una squadra di 40 uomini! Pochi minuti prima, dall’alto della sua saggezza, mi ha detto “Mici, goditeli questi 4 mesi prima della nascita della sorellina…che durano poco”. Ahahaha, che sagoma!

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Vigilia

scriverò un po’ di corsa che oggi non so cosa mi è venuto in mente ma sono rimasta 2 ore e mezza in cucina a fare manicaretti…che stress!!polpette al sugo per la belva piccola, peperoni ripieni di feta (ricetta di taty…segue il link del suo blog di ricette) http://bouquetofwords.wordpress.com/, insalata di polpo per noi grandi..e tra poco deve inforcare la bici per andare a prendere il cucciolo all’asilo (e non vedo l’ora). L’aria, da ieri, è appena un po’ più tiepida. Ogni tanto, anche Pavia, ce la fa ad uscire dalla nebbia e al pomeriggio fa capolino un timidissimo sole giallo sbiadito…eppure già sento l’aria del cambiamento. della primavera.

Ma veniamo al titolo del mio blog. Vigilia. Come già preannunciato, domani – se sua signoria il nascituro si concede e non ci volta le spalle- dovremmo scoprire se ha il pisello o la patatina. In fondo è solo questione di una piccolissima parte del corpo diversa a mutare drastricamente il futuro di una creatura.

Lo dichiaro a scanso di equivoci: vorrei una femmina. Ho già un maschio, primo. E lo volevo! Quando ero incinta di A., e ancora non sapevo, desideravo ardentemente un maschio. L’idea di una bimba mi spaventava di più come primo figlio. Oggi, no. Oggi sarei proprio curiosa di vivere la differenza. Nell’essere mamma di due mondi così diversi come quello femminile e quello maschile. Naturalmente, scontato dirlo, quello che sarà sarà! E confesso che anche l’idea di un altro maschietto, con un altro viso, altro carattere, altro temperamento, altri occhi mi intenerisce e  commuove assai.

Perché io credo che il segreto della bellezza di avere più di un figlio è propria questo: scoprire, e stupirsi, di quanto possono essere diverse le nostre creature; e quale varietà di esseri umani meravigliosi possono nascere da un’unione. voi che avete figli e leggete, forse, queste mie parole, non restate senza fiato a volte nel pensare che quell’esserino lì è la somma dei vostri dna e di quello dell’uomo che amate?e che se faceste figli all’infinito non ce ne sarebbe uno uguale all’altro?

ci aggiorniamo domani. scappo.

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Mamme cannibali

Cominciamo bene, penserete voi. Una apre un blog sulla sua seconda maternità, e il secondo post lo dedica a donne che mangiano i loro figli…Tanto valeva parlare di Medea e delle donne che i figli li uccidono, e non per mangiarseli.

La questione è più lieve. A minuti lo scopriremo. Ieri una mia amica, prima di salutarci, mi mette in mano un libretto: mamma cannibale, di Letizia Cella. Una raccolta di filastrocche in rima su una mamma che sogna di mangiarsi, a pezzetti, dito per dito orecchia per orecchia, la sua piccolina. La prefazione al libretto, che si legge in meno di 5 minuti, è del mitico pediatra Marcello Bernardi. Uno studioso dei bambini cui presto, me lo sento, dedicherò un post.

Le poesie sono divertenti, ve ne scrivo una per darvi l’idea:

Il calcagno di mia figlia

è una vera meraviglia

Liscio, tondo, delicato

non ancora camminato.

Lo mordicchio pian pianino

e poi passo al suo vicino

Ne vorrei mangiare tre

son migliori dei bigné

Invitante, no? Sono una trentina, tutte golose come ricette della nonna…ma l’ultima s vela il trucco e per noi è la più bella. Ne scriviamo un pezzettino, altrimenti nessuno avrà voglia di andare a leggersela da solo:

Mi vien voglia di assaggiarti (…)

E mi invento per giocare

di volerti cucinare

Ma tu invece fai davvero

E mi mangi per intero

Succhi tutti i miei momenti

Vampiretta senza denti (…)

Con voracità impunita

ti fai fuori la mia vita

 

 

 

 

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Buongiorno, buonanotte

Il primo post del primo blog…ahinoi che panico da carta bianca. Bismamma nasce l’8 gennaio 2011 e come dice il sottotitolo sarà una cronaca dei giorni, settimane, mesi prima della nascita del secondo bimbo, erede, bambino, cucciolo, secondogenito….come chiamarlo? Non saprei. Lui (o lei) – secondo i calcoli della rotella dei ginecologi – dovrebbe uscire allo scoperto il 3 giugno pv. Suo fratello maggiore, Alberto, era previsto per il 2 maggio 2009 e ha scelto di anticipare di un paio di giorni, nascendo il 30 aprile. Quando arriverà il secondo, dunque, lui avrà da poco compiuto i due anni. E qui comincia la cronaca del caos annunciato…

Sono giorni, settimane, mesi, da quando ho scoperto di essere incinta (ed è stato un incidente, appassionato, avvolgente, ma incidente rimane) che mi sento ripetere, sopratutto dai parenti, “certo che due anni di differenza son pochi, sarà dura, il primo anno soprattutto sarà durissima, e poi chissà quanto sarà geloso il primo..” e via di questo tenore.

Io che credo nel flusso casuale e assieme ordinato degli eventi cerco di non dar peso a queste retoriche considerazioni. Anche se qualche dubbio comincia a venire pure a me. Infatti un secondo figlio non era in calendario. E’ arrivato. Ma come ho già detto, io sono una fedele del caos ordinato. Non riesco a credere in Dio, forse perché non ci sono stata educata, ma nella mia piccola vita ho imparato a riconoscere dei segni che mostrano una strada tracciata. Non è fatalismo, né rassegnazione o determinismo. E’ fede nel non-senso quotidiano degli eventi. E se quel giorno di metà settembre è capitato l’incidente…una ragione ci sarà.

Quando la vita ha scelto nuovamente di innestarsi in me sono stata assalita dal panico. E non solo io. Proprio in quei giorni il primo, Alberto, cominciava il nido. E cominciava, anzi è più corretto dire smetteva, di dormire. Ovvero riprendeva a dormire con le pause notturne di un neonato (mezzanotte, tre e sei del mattino). La chiamano regressione. Capita di frequente con l’arrivo di un fratellino/sorellina. Altre volte quando muta una situazione esterna. Lui, probabilmente, si è sentito abbandonato. E ha visto bene di recuperare il tempo perso di giorno chiamando tra urla e pianti ancora senza parola mamma e papà nel corso della notte.

Si perde la pazienza. A volte. Ma sbagliando si impara. Due mesi dopo, a fine novembre, passata ormai la crisi e ripreso a dormire tutta la notte filata, nuovo episodio di “crisi da abbandono”. Il motivo? PARADOSSALE direi. La mamma, che sarei io, improvvisamente è costretta a rimanere a casa dal lavoro (altrimenti questo blog neppure avrebbe visto la luce). All’improvviso Alberto può avere la sua mamma non più un’ora al mattino e una alla sera ma tutto il giorno. Salvo continuare a mandarlo al nido, perché avere a che fare con una creatura di un anno e mezzo improvvisamente da zero a cento non è cosa affatto semplice. Invece di essere contento, il pischello, ricomincia a svegliarsi di notte ma sopratutto non vuole più andare a dormire. Quando lo metti nel lettino urla come un demonio e per addormentarlo sei costretta a rimanere accanto delle mezz’ore, tenendogli la manina, sussurrando paroline tenere e delicate ninne nanne. Cosa a cui non sei abituata, perché fino a ieri a letto lo metteva la baby sitter.

E’ passata anche quella e ormai siamo a gennaio. Le insinuazioni di parenti amici e conoscenti sui rischi dell’esplosione della gelosia da parte del primo per il secondo nascituro continuano. Intanto noi non sappiamo ancora come si chiamerà e attendiamo, da buoni cittadini del 21esimo secolo, il responso dell’ecografia per sapere se sarà di nuovo maschio, oppure femmina.

Lo sapremo giovedì e non mancheremo di aggiornare il blog.

Un’ultima cosa mi viene voglia di dire in questo lungo e denso primo post. Bismamma è il titolo del mio diario virtuale, anche se un tempo avrebbe voluto essere Quasimamma (e più avanti vi spiegherò perché) ma più onestamente – oggi- dovrebbe essere semplicemente Mamma. Una parola che per noi italiani è collosa come una marmellata mal riuscita. Mamma. Non le sopportiamo o le amiamo troppo, le mamme. Incarnando io in quest’epoca di vita la neo mamma di presto due bambini, sento l’esigenza di raccontare cosa vuol dire, com’è, come ci sente a fare la mamma nel 21esimo secolo…E c’è una cosa che voglio rimanga agli atti: lavorare e fare la mamma non è la stessa cosa che fare solo la mamma. Come tutti i mestieri, anche quello di mamma viene meglio se ci si può dedicare. E’ dura da dire per una che è cresciuta con il mito del lavoro e dell’indipendenza economica. Ma torneremo sulla spinosa questione un altro giorno…

Grazie

Non so perché, ma grazie

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