Archivi del mese: giugno 2011

Dilemma: chi far piangere?


Quando nasce un secondo figlio, il dilemma più difficile da risolvere è chi lasciar piangere quando i pianti sono in stereo… La risposta, per le mamme che non si sono fermate al primo giro, credo sia scontata: lasci piangere quello piccolo.
L’altra sera, però, mi è capitato il contrario. La baby sitter era andata a casa, stavo allattando la piccola e A. ha cominciato a chiamare dal lettino con una voce triste e lacrimosa. “Mamma Mamma Mamma”. Io non potevo alzarmi. Ho stretto le mascelle e mi sono augurata che fosse breve e indolore. Così è stato. Al richiamo, non è seguito nessun pianto. A. si è addormentato da solo. Come sempre. Se non che la mattina dopo, e sono sicura che fosse arrabbiato proprio per questa mancata risposta, si è svegliato alle 6 cattivo come il bau

Dovete sapere, per me è ancora una novità che A. chiami mamma. Un richiamo cui non si può non rispondere, a costo di sentirsi un mostro di crudeltà. Fino a qualche mese fa, dal lettino, giungevano solo urla pianti o versi. Poi, con la conquista della parola, ha cominciato a chiamarmi. E vi garantisco, tra un urlo del vostro bambino e il vostro bambino che sillaba mamma, c’è un abisso comunicativo e di emozioni.

Per questo, tornando al dilemma, tra il piccolo e il grande io mi sono sempre detta “lascerò piangere la piccola”. Neppure l’urlo più acuto di un neonato commuove e convince quanto un “mamma” sussurrato tristemente. Ma se non puoi, se non ce la fai?
Semplice: chiudi gli occhi e speri che passi in fretta.

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Greta

Blog ovvero diario online. Diario ovvero quaderno quotidiano. Beh, va detto, non ho rispettato molto le regole del blog. E’ più di un mese che non mi connetto! Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Di diari, ho piena la casa. Da quando avevo 12-13 anni, ho sempre scritto tonnellate di carta. Ma la regolarità quotidiana del diario, quella no, mai rispettata. Perché questa esigenza di giustificarmi? Perché questa excusatio non petita (accusatio manifesta)? Semplice: il blog è pubblico, è su Internet, amiche, amici parenti e sconosciuti lo leggono. E ogni tanto arriva un messaggio: perché non scrivi più? Ma il blog non lo aggiorni? Ahiahiahiahi…E quante novità da Bismamma!

Greta è nata. E che classe. Il 4 giugno. Alle 6.25. Super parto come mai avrei sperato. Mi ha ridato fiducia in me stessa. Con A. una tortura lunga 18 ore. Con G. una passeggiata di 7 ore. E che finale! Due spinte e fuori. E come partecipava anche lei. Spingeva assieme a me. La voglia di nascere, l’istinto e la tensione alla luce. E che grida, una volta fuori. Che voce da leoncino. Mentre io con le lacrime agli occhi, dicevo: “E’ mia è mia è mia”. Ohi, che momenti. Valgono una vita. Dieci ore esatte dopo, si è spento mio nonno. Una vita che nasce, un’altra che muore. Non ci sono parole. Solo dico addio nonno, Fiamma Verde, Alpino, Combattente. E’ un grande onore, per G., che tu le abbia lasciato il posto su questa terra nel giorno della sua nascita.

Prima di riaggiornarvi a domani (o a tra un mese:-), una riflessione: il caos annunciato, è davvero caos oppure è soltanto una piccola confusione?? Contro le mie aspettative, per ora, incrociando le dita, siamo alla confusione. Restare sola con entrambe le creature non è facile. G. è buona, mangia dorme e a volte piange per il mal di pancia. Però, e non me lo ricordavo, solo per allattare ci vuole minimo mezz’ora tra poppata e ruttino. Nel frattempo, A. non sta certo lì a leggersi un libro e ti dice brava mamma. Tendenzialmente ha la pazienza di pochi minuti poi inizia a dire “braccio braccio” il che significa che anche lui vuole venire in braccio. I primi giorni ha pure provato a tettare anche lui. Niente di morboso: semplicemente, mentre allatto G., anche lui appoggiava le labbra sulla mia spalla o sul petto, imitando la sorellina. Chi soffre di più in questa situazione di confusione è sicuramente lui. E infatti la maggior parte del caos viene da lui, non certo dalla piccola. Eppure mi piace credere che questo bailamme, tra una tetta fuori, i capricci del grande che alle 6 si sveglia e urla latte latte, la casa sempre in disordine, io che a volte mi addormento mentre allatto e me la faccio cadere dalle braccia, il passeggino doppio che sembri l’autista di un pullman sia niente più che vita, vita, vita.

E mai come con un secondo figlio hai la sensazione di vivere una seconda vita. Una vita più piena, più semplice, più spensierata, senza angosce inutili e con tutti i godimenti che nella prima vita ti eri lasciato sfuggire, perché eri troppo preso a imparare.

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