Archivi del mese: settembre 2011

Amore vero

Lui è partito per i mondiali di Rugby. Nuova Zelanda. Stamattina alle 8 mi chiama da Dubai: qui è fichissimo, pensa che ho incontrato una mamma francese con la figlia di 15 anni in trasferta per vedere i galletti (così li chiamano i franzosi nel mondo ovale del rugby). Uaw! E io: Alberto ha fatto la pipì da solo nel gabinetto! Si è messo in piedi sullo sgabellino e via…A ognuno le sue soddisfazioni. Certo due settimane senza di lui saranno durissime…a parte la goduria di non dover più fare tre lavatrici al giorno. Che cambia più magliette e pantaloni lui dei piccoletti…
Ma la solitudine porta anche qualche momento speciale.
Stamattina Greta ha dormito quasi tre ore. Intanto io ho fatto un tuffo nel passato riguardando le foto dell’addio al nubilato a Londra di una mia cara amica…era il 2008. Niente bimbi né pance all’orizzonte.
Poi, dopo la poppata di mezzogiorno, siamo uscite per una bella passeggiata. Destinazione: gelateria la Perla. Uno storico locale di Pavia che pare uscito dagli anni 80, quando ancora si usava andare con i nonni la domenica a mangiare una coppa gelato seduti su sedie di metallo attorno a tavolini di formica. Gusti: malaga e fragola. Lei intanto, due dita in bocca a mo di ciuccio, due occhi spalancati come fari, mi guarda dal passeggino. Mi scruta e mi fissa, senza “dire” niente. Non fa versi, né pianti e per me è sempre una sorpresa piacevole, visto che con Alberto non potevo sedermi da nessuna parte perché dopo pochi minuti cominciava a protestare.
Ma fin qui mi sono dilungata. Perché l’amore vero è arrivato mezz’ora dopo, a casa. Un po accaldate siamo rientrate nell’appartamento che tra breve dovremo lasciare causa trasloco…ma ne riparlerò. La prendo in braccio, mi sdraio sul divano, e lei sopra di me, come un gattino. Il suo visino, la sua testa pelata, i suoi occhi a mandorla azzurrini, e la sua boccuccia sono a pochi centimetri dal mio naso. Puntando le mani sul mio petto, tiene diritta la testa, come un serpentello. E mi guarda. Fisso negli occhi. Innamorata. E poi all’improvviso apre la bocca, una smorfia che è per metà un sorriso per metà un anelito di fame. Amo questa piccola creatura in un modo che non so spiegare. E ho voglia di dirlo, che i secondi (per via della gelosia e delle mille attenzioni che bisogna giustamente riservare ai primogeniti) sono sempre un po trascurati.
Se non c’era lei, a quest’ora anche io ero sull’aereo per la Nuova Zelanda (così ci eravamo promessi un anno fa, prima di scoprire che ero incinta). Per fortuna a Auckland piove e ci sono 15 gradi…e poi io il rugby, sotto sotto, non lo capisco 🙂

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

Santa pazienza..diceva la mamma

Ho parlato di regno dei cieli, l’ultima volta. Quello che le mamme meriterebbero d’ufficio anche solo per tutto quello che fanno. Bene o male. Bene e male.
Oggi parlerò di pazienza. Santa pazienza, come ironizzava mia mamma, pazientemente…E ora capisco bene perché a un certo punto della mia vita, verso i 15-20 anni, ho iniziato a sentire, senza capire, una frase… “La pazienza? Esaurita!” borbottava mia mamma. “Non ce n’è più. L’ho consumata tutta”. E io pensavo: è invecchiata, si capisce, ripete questa tiritera della pazienza ogni volta che è stanca. Chissà poi quanta pazienza avrà usato…non sarà un po’ esagerata?

Nooooooooooooooo. Non esagerava. La pazienza rende pazzi (e notate bene che l’etimo è lo stesso: patire. Ovvero soffrire). Io sono agli inizi della carriera mammesca, ma sono già impazzita per la pazienza e mi spazientisco più facilmente di quanto mi riprometto di fare.

A. ha due anni e mezzo. Vive la fase che nei Paesi anglosassoni chiamano i terrible twos! i terribili due..un delirio! Aggiungeteci la sorellina che gli ha scombussolato l’universo..e avrete una mistura micidiale per mandare qualunque madre al manicomio.

La pediatra dice: “mi raccomando signora. So che non è facile. Ma deve portare PAZIENZA. Anche quando le scappano le male parole i mala gesti, si trattenga. Non serve. Non aiuta. Lei deve incarnare la bontà in persona. Il piccolo sta vivendo una fase di regressione: la sorellina, sa, gli ha tolto le attenzioni che erano tutte sue. E lui, per vendicarsi, fa capricci, dispetti. L’unico modo di andare avanti è distrarlo. Inventare storie, preparare per tempo oggetti e giochi che lo distraggano. Basta un momento, e poi passa”.

Vero. Confermo che arrabbiarsi è inutile. L’unico risultato che si ottiene è che va in risonanza e aumenta ancora di più capricci, urla e pianti. Vero, vanno distratti. Vero, vanno coccolati. Vero, vanno curati e protetti come dei cuccioli che sono piccoli e indifesi. Vero, bisogna ignorarli se esagerano e portare pazienza. Pazienza. Pazienza. Pazienza. Tutto verissimo. Ma a me sono bastati due giorni di bontà per rincoglionirmi, passatemi la volgarità.

Perché lui, il piccolo demonio, si accorge che si è aperta una falla. E allora provoca ancora di più. Ti mette alla prova. Sperimenta fino a che punto può arrivare. E allora oggi, dalle 4 e mezza in avanti, dopo che sono andata al nido a prenderlo, ha messo in atto almeno 6 provocazioni pesanti. E alla prima, porti pazienza. Alla seconda, pure, e ti inventi una storia. Alla terza tiri fuor l’arma segreta, il gioco dei desideri di questo periodo: la matrioska. Alla quarta, però, inizi a dare segni di nervosismo e lo minacci: se non la pianti vai subito a letto e la mamma non gioca più con te. Errore gravissimo! Le minacce, forse, funzionano quando sono più grandi. Ma a due anni li fomentano e basta. A un certo punto le mani cominciano a pruderti violentemente e vorresti tanto dargli lo sculaccione che si merita. Ma resisti. “La bontà in persona, ti ripeti”. E per evitare danni lo metti a letto, dolcemente, gli canti persino la ninna nanna, coscine di pollo.

Sai già che domani mattina alle 7 comincerà a chiederti latte, foto, ciuccio, giochi, spazzolino, no il pannolino no, no i denti no, no le scarpe no, no no no no no no no. Pazienza, mamme. Santa pazienza.

1 Commento

Archiviato in Uncategorized

Io non esisto

Ieri sera sul divano mi è scappato un modo di dire emblematico: io non esisto. Da quando è nata G. le giornate sono ritmiche e senza fiato. Ho scoperto che il tempo è relativo e una giornata di 24 ore può durarne anche 48.l’importante è ridurre il sonno.
I risultati sono sorprendenti soprattutto per la linea…non ero più arrivata a 65 chili da anni!
Ma la dieta non è che un effetto del tran tran. I miei pensieri corrono all’impazzata e il futuro prossimo di mamma lavoratrice comincia a balenarmi agli occhi come una montagna impervia da scalare. Se persino Sarah Jessica Parker di Sex and the City, che ha un figlio di 8 anni e due gemelline da madre surrogata, dichiara a Vanity Fair che non riesce a conciliare il ruolo di mamma con quello di attrice, che dire per noi comuni mortali con portafogli e possibilità ben più ridotte??
Io, per ora, mi limito a ragionare sul caos che comporterà in me e intorno a me il mio rientro al lavoro. Perché è vero che prima della nascita dei bambini e nell’anno tra i due ho sempre lavorato, ma ora che sono a casa tutto è facile e scontato. La mamma c’è, la cena è sempre pronta (per bimbi e mariti), le rotture pratiche come andare in posta o dall’avvocato, chiamare l’idraulico se si rompe il lavandino o fare la spesa sono assolte. Ma dopo? Stando fuori di casa tutto il giorno chi si occuperà di tutto? E soprattutto, quanto tempo rimane per giocare, coccolare, educare i bambini?

E nonostante questi e mille altri dubbi, noi mamme lavoratrici non vediamo l’ora di tornare a lavorare. Che non ci si può mica ridurre a casalinghe solo per problemi di ordine pratico. Oltre al fatto che lavorare, molto spesso, è più divertente che stirare, pulire, rassettare e stare con due piccoli urlanti…Ma quanto vorremmo, a volte, essere uomini. Io ho sempre creduto, e lo credo ancora, che le donne siano esseri superiori. Tutto merito della biologia, cioè del fatto che possiamo dare alla luce dei figli e allattarli e tutto quanto. Un’esperienza di attesa, pazienza e profondità che mai un uomo potrà provare e che per questo lo rende leggermente inferiore. Non è un merito, delle donne, è così che ha voluto la natura, Dio, il caso, ma quel che ne deriva è che le donne siano più evolute.

Ma che invidia quando al mattino vedo lui, il padre dei miei figli, prendere la porta di casa, darmi un bel bacio, salutare i bambini e dire “ci vediamo stasera”. Chiusa quella porta, mi immagino il silenzio, la calma, la razionalità del mondo degli adulti. Un mondo sterile e crudele, finché vuoi, ma tanto più semplice per noi che l’infanzia l’abbiamo lasciata alle spalle da qualche decennio. E ogni volta penso…quanto vorrei, una mattina, una sola, prendere il suo posto e catapultarmi nella metropoli nevrotica e snervante, a caccia di un parcheggio e di una notizia e poi tornare, la sera, stanca, forse anche un po svuotata, e ritrovare il sorriso impagabilmente dolce dei bambini, la pelle morbida e profumata della piccola, le frasi buffe e i capricci del grande, e una bella cena pronta!

Ah che invidia, uomini, della vostra irresponsabilità! Che non è una colpa, ma uno stato di fatto, e difficilmente cambierà. Perché se nemmeno una super attrice, indossatrice e star come la Parker ha trovato la quadratura del cerchio tra madre e donna in carriera, figuriamoci noi donne qualunque… Basta saperlo e andare avanti lo stesso. Sicure della nostra superiorità, certe che faremo il doppio se non il quadruplo della fatica, rassegnate (se non crediamo nell’aldilà) che non saremo ripagate da nessun regno dei cieli, ma sicure che la vita è una e vale la pena giocarsela al meglio.

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized