Archivi del mese: febbraio 2012

La stanza dei respiri

E dopo che un’altra giornata è scappata via veloce. Sei tornata in piscina; hai letto un’articolo testimonianza di una collega il cui padre è morto in nove mesi di tumore da amianto o asbestosi e non lo sapevi, e sei rimasta a bocca aperta e senza parole e non le hai detto niente; hai fatto il tuo dovere di cronista facendo le pulci all’assessore di turno; hai mangiato i cioccolatini al mandarino tardivo e finocchietto selvatico che il tuo amore ti ha lasciato per san valentino sul tavolo di cucina; hai cenato, davanti al pc, spulciando quello stupido sito dell’inps, scoprendo che ogni tua mossa – dall’assunzione della colf alle richieste di maternità – è registrata per sempre da un cervellone informatico (e già lo sapevi, ma vederlo è diverso); hai bevuto un paio di bicchieri di rosso 2010 del lago di Caldaro, in Trentino; hai ripensato a tuo nonno, che è morto solo 8 mesi fa e già paiono 8 anni fa, e ti fa rabbia che una vita si svapori in un nulla così eterno e ineluttabile come la morte.
Dopo tutti questi gesti e pensieri, che sono solo la più piccola parte dei gesti e dei pensieri della giornata, entri nella loro cameretta, dove dormono da prima che arrivassi a casa, e ascolti i due respiri. Ti siedi sul letto del grande, gli accarezzi il capino, lui dorme, sussulta, si risveglia appena e ti chiede Coscine di Pollo…Tu accenni la ninna nanna e ti viene voglia di chiudere gli occhi e sdraiarti lì, ancora vestita, accoccolarti a quel serafino e abbandonarti all’innocenza del sonno di un bambino.
Poi senti dei movimenti nell’altro lettino, e la guardi che muove le braccine e il capino mentre dorme, come un grande, si assesta, cerca la posizione, già vive la sua piccola vita in autonomia. E allora pensi che quei due serafini sono tuoi, certo, li hai messi al mondo tu. Ma non sono più tuoi dal momento in cui hanno emesso il primo gridolino, il primo pianto, e ti commuovi a pensare alle loro piccole vite che avanzano giorno per giorno. Con te che sei l’esempio, il nido, il rifugio della loro innocenza, ma presto sarai il trampolino di lancio per i loro voli nella vita. Come l’uccellino Cipì che impara a volare.
Sogni d’oro bambini. Tanto ci vediamo stanotte per l’acqua, il ciuccio, il lettone, il latte, il biberon, la pipì…..

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Teatro o cartoni?

Dopo la religione che tanto sdegno scatenò, torniamo a qualche argomento più lieve. Mi chiede una collega: tuo figlio guarda i film? Dico, no. Per ora solo i cartoni animati. Ha visto il Re leone, gli Aristogatti, Pinocchio, Cattivissimo me. Poi in questa fase è un fan di Diego, su Sky. Soprattutto perché lo guarda mentre aspetta me o il papà in arrivo dal lavoro, tra le 20 e le 21…A. ha cominciato dopo l’anno a vedere la tv. Io non sono né integralista del no tv, ma nemmeno troppo liberale. Quando sta con me, al massimo gli faccio vedere mezz’ora- 45 minuti. Eccezionalmente, se c’è la sorellona grande, o il sabato e la domenica con noi grandi, guardiamo anche un cartone della Disney intero (che dura anche un’ora e mezza). Non è che stia inchiodato lì senza mai muoversi, anzi. Ma più cresce e più l’effetto ipnosi della tv si fa sentire. Finché era piccolo (tra un anno e mezzo e due) sopportava al massimo 10 minuti, di cose semplici tipo Teletubbies o quei cartoni della baby tv della De Agostini. Poi è diventato fan dei Barbapapà. Non vedeva che quello, solo quello, sopratutto dai due anni in avanti e fino a pochi mesi fa. ALtri cartoni lo annoiavano, oppure spaventavano. E’ poco che gli propongo i cartoni lunghi della Disney, perché vedo che è più attratto, meno spaventato e sopratutto più curioso.
Ma questa lunga descrizione per fare una sola domanda: quando avete portato per la prima volta al cinema i vostri bimbi? A che età?
Io ho paura che si spaventi per il buio. La prima volta che siamo andati a teatro a vedere le marionette (Pinocchio al teatro della 14esima, Milano), qualche giorno dopo Natale, a intimorirlo di più di tutta la situazione è stato proprio il buio. Infatti ha passato tutta la prima parte dello spettacolo, in braccio, col ciuccio e a chiedermi ogni dieci minuti “Mamma, andiamo a casa”. E io, “ma no, dai, aspettiamo la fine, è bello”. In effetti gli è piaciuto e la seconda volta, con Alice nel Paese delle meraviglie, non ha più avuto paura. Anche se è comunque rimasto sulle mie ginocchia tutto il tempo e un paio di momenti di cedimento “mamma, andiamo dalla nonna..”, li ha avuti anche con Alice!

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Niente inglese, ma tanta religione

Scopro, e non nascondo sbigottimento, che alla scuola materna, quella dai 3 ai 5 anni, è previsto l’insegnamento della religione cattolica. “Sì, signora – mi rassicurano le maestre – ma è un insegnamento blando. Disegnano la storia di Gesù, fanno il presepe, parlano dell’amore…”. A 3, 4,5 anni parlano dell’amore? Nel senso cristiano del termine, come amore di Dio? O come amore della mamma? E perché un bambino di 3, 4, 5 anni dovrebbe parlare di amore con un insegnante di religione? Da quando i bambini di 3, 4 , 5 anni fanno i dibattiti?
Premessa d’obbligo: l’insegnamento della religione cattolica non è obbligatorio. E’ prevista la cosiddetta ora alternativa (e a me scappa da ridere, perché mi ricordo cosa voleva dire l’ora alternativa alle medie e al liceo, quando i miei genitori mi hanno esentato dalla religione). Certo, erano altri anni. Era il 1989 (uhh, caduta del muro!), quando io cominciavo la scuola media. E allora eravamo in due, io e un tale Francesco che non ho più rivisto, a non fare religione. Ci chiudevano in una stanzetta a leggere il giornale…ma chi si ricorda. Poi al liceo, sciallo! Niente religione e nell’ora buca, grande cazzeggio (moolto educativo). La svolta a 18 anni, quando ci consentivano persino di uscire da scuola. Meraviglia. A quel punto, a fare religione in classe mia erano rimasti in 5. Noi, dell’ora alternativa, andavamo al bar a fare colazione.
Ecco, il problema è che ora sono diventata mamma. I miei bambini sono battezzati. Ma io rimango dell’idea che l’educazione religiosa non c’entri nulla con la scuola pubblica e laica. E poi, bambini così piccoli, non avranno tanto altro da imparare (musica, inglese, disegno, canto, teatro, pittura, scultura, e ancora gioco libero, e nanna e pappa) prima? Non sarebbe più corretto che una questione così personale e privata come la fede venisse gestita dalla famiglia stessa? In Italia, certo, non mancano le chiese e se un genitore desidera instradare il figlio sulla strada della religione non farà alcuna fatica.
Invece a Milano, la grande capitale del Nord, mi informano le maestre durante gli open day degli asili, si taglia l’inglese (che non ci sono più fondi) ma per religione c’è persino una stanzetta attrezzata all’interno dell’asilo.
Non è obbligatoria, dirà qualcuno, perché ti lamenti? Giusta obiezione. Se vi dicessi, però, che di tutti gli iscritti solo una piccolissima minoranza non partecipa? Come glielo spieghi a un bambino di tre anni che vede tutti gli amichetti divertirsi a costruire il presepe che lui non può farlo? Perché mamma e papà non vogliono?
Oddio, io credo che lo farò. Senza spiegarglielo, che non si può pretendere da un bimbo di 3 anni di capire questi argomenti. Poi c’è solo da sperare che le insegnanti di ruolo della scuola siano abbastanza intelligenti e sensibili da occupare i bambini che non aderiscono a religione senza creare “differenze” o altro.

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W i radicali, abbasso i partiti

Oggi abbiamo dato spazio alla battaglia dei radicali contro i partiti che non vogliono pagare le multe per i manifesti abusivi. Che significa? Che durante la campagna elettorale per il sindaco di Milano (e non solo ovviamente, succede ad ogni tornata elettorale in ogni città, regione provincia) i partiti e i candidati hanno appicciato le loro belle facce dappertutto, fregandosene di regole e spazi regolari..tanto per cambiare. Ora, a Milano, dovrebbero 6milioni e mezzo di euro al comune. E naturalmente non ne vogliono sapere di pagare. Sperano nel condono, che per ora è saltato. Oppure nei ricorsi amministrativi in prefettura o al tar.
Insomma, anche oggi abbiamo fatto il nostro dovere
E siamo contenti

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