Greta

Blog ovvero diario online. Diario ovvero quaderno quotidiano. Beh, va detto, non ho rispettato molto le regole del blog. E’ più di un mese che non mi connetto! Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Di diari, ho piena la casa. Da quando avevo 12-13 anni, ho sempre scritto tonnellate di carta. Ma la regolarità quotidiana del diario, quella no, mai rispettata. Perché questa esigenza di giustificarmi? Perché questa excusatio non petita (accusatio manifesta)? Semplice: il blog è pubblico, è su Internet, amiche, amici parenti e sconosciuti lo leggono. E ogni tanto arriva un messaggio: perché non scrivi più? Ma il blog non lo aggiorni? Ahiahiahiahi…E quante novità da Bismamma!

Greta è nata. E che classe. Il 4 giugno. Alle 6.25. Super parto come mai avrei sperato. Mi ha ridato fiducia in me stessa. Con A. una tortura lunga 18 ore. Con G. una passeggiata di 7 ore. E che finale! Due spinte e fuori. E come partecipava anche lei. Spingeva assieme a me. La voglia di nascere, l’istinto e la tensione alla luce. E che grida, una volta fuori. Che voce da leoncino. Mentre io con le lacrime agli occhi, dicevo: “E’ mia è mia è mia”. Ohi, che momenti. Valgono una vita. Dieci ore esatte dopo, si è spento mio nonno. Una vita che nasce, un’altra che muore. Non ci sono parole. Solo dico addio nonno, Fiamma Verde, Alpino, Combattente. E’ un grande onore, per G., che tu le abbia lasciato il posto su questa terra nel giorno della sua nascita.

Prima di riaggiornarvi a domani (o a tra un mese:-), una riflessione: il caos annunciato, è davvero caos oppure è soltanto una piccola confusione?? Contro le mie aspettative, per ora, incrociando le dita, siamo alla confusione. Restare sola con entrambe le creature non è facile. G. è buona, mangia dorme e a volte piange per il mal di pancia. Però, e non me lo ricordavo, solo per allattare ci vuole minimo mezz’ora tra poppata e ruttino. Nel frattempo, A. non sta certo lì a leggersi un libro e ti dice brava mamma. Tendenzialmente ha la pazienza di pochi minuti poi inizia a dire “braccio braccio” il che significa che anche lui vuole venire in braccio. I primi giorni ha pure provato a tettare anche lui. Niente di morboso: semplicemente, mentre allatto G., anche lui appoggiava le labbra sulla mia spalla o sul petto, imitando la sorellina. Chi soffre di più in questa situazione di confusione è sicuramente lui. E infatti la maggior parte del caos viene da lui, non certo dalla piccola. Eppure mi piace credere che questo bailamme, tra una tetta fuori, i capricci del grande che alle 6 si sveglia e urla latte latte, la casa sempre in disordine, io che a volte mi addormento mentre allatto e me la faccio cadere dalle braccia, il passeggino doppio che sembri l’autista di un pullman sia niente più che vita, vita, vita.

E mai come con un secondo figlio hai la sensazione di vivere una seconda vita. Una vita più piena, più semplice, più spensierata, senza angosce inutili e con tutti i godimenti che nella prima vita ti eri lasciato sfuggire, perché eri troppo preso a imparare.

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2 anni

La torta con le fragoline, due candeline azzurre, un Barbapapà e un Barbazoo. Buon Compleanno piccolo (ndr la data esatta è il 30 aprile…ma il blog è in ritardo, al solito). Se potesse farebbe il compleanno tutti i giorni. La sequenza “canzoncina di tanti auguri a te” + “soffio delle candeline” +”fetta di torta” gli è piaciuta moltissimo…Ha persino detto “due anni” con due ditina delle mani alzate…Perché, come dice la nonna, A. doveva aspettare di compiere due anni per iniziare a parlare..e infatti da una settimana è una macchinetta.. Nelle stesse ore la piccola nella pancia ha deciso di mettere a soqquadro il monolocale in cui alloggia da 8 mesi e da qui presto sarà sfrattata…Domenica, al parco giochi, ho visto e sentito un movimento che mi ha sconvolta. La pancia ha fatto un’onda da destra a sinistra, come se tutto il corpo della bambina si fosse capovolto e che male ha fatto! N0n si sarà mica rigirata a testa in su, la matta? All’ultima visita era già bella pronta in rampa di lancio. Dicono sia difficile che si girino a termine, ma io un sobbalzo come quello di domenica non l’avevo mai sentito. Vi tengo aggiornati. Ma il cesareo nooooooo non lo vogliamo fareeeeeee

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Cullo cullo..

E’ in arrivo. Manca poco. Siamo alla 36esima. Dopo la 37 se nasce, dovrebbe essere tutto a posto. Salvo, magari, che è un po’ più piccola di corporatura. Perché tutta la ciccia la mettono su nell’ultimo mese. E si vede! La mia pancia, oramai, è un siluro. Dicono che quando è maschio è a punta e quando è femmina è larga e tonda. Ovviamente, nel mio caso, è stato il contrario. Quella di A. era larga sui fianchi. Invece la piccola è tutta protesa dall’ombelico verso il fuori. Come avere un pallone da rugby sotto la maglietta. E ora anche A., quando nonna Titti gli chiede dov’è la sorellina, risponde toccando la sua pancia e tirando su la maglietta. Tutte le sorelline stanno nella pancia, penserà…hihihi

Intanto A. pare un ometto. Si allunga in altezza (2 cm in un mese) e corre sicuro senza più inciampare. Come se avesse raggiunto il punto di equilibrio assoluto. La sera, quando va a nanna, corre felice verso il lettino…e davvero a vederlo così sereno c’è da incrociare le dita che nonostante l’arrivo del caos sorellina lui possa restare così…

Tutti dicono che sarà durissima all’inizio. Io non ne dubito, anche se A. mi dà tanta fiducia…
Ora, poi, si è messo a parlare a macchinetta. Ripete tutto. Da monosillabico è passato ad articolare tantissime nuove parole. Tra cui una che non avrebbe dovuto imparare: culo. Me l’avevano detto le amiche dei bimbi che già parlavano: “occhio alle parolacce, che poi ripetono tutto”… Culo non mi pare una gran parolaccia…ma certo non va bene che si dica. Solo che noi, appena comincia a ripetere “Cullo Cullo (allunga la elle in maniera deliziosa)”, prendiamo a ridere come matti e lui con noi e alla fine si trasforma in un gioco e come si fa a non giocare?!
Tra le parole nuove intere vorrei citare: gallo, borsa, moto, latte (che però pronuncia lacche che la t non gli viene molto bene..), trattore, parco. Il suo piccolo mondo antico.
Poi tante altre dette male o ancora sbonconcellate come gnato (bagnato), lacca (marmellata), maggio (formaggio), mone (limone), ciclo (triciclo), lecca (violetta), totta (torta)

E a proposito di torta, sabato è il compleanno di A. Farà 2 anni! Finirà che festeggeremo tutto il 4 maggio, che è pure il mio compleanno, visto che sabato mancherebbero sia la sorellona sia i nonni…Stiamo pensando a un nuovo triciclo, che quello di Natale è già piccolo. Oppure, perché no, una moto come quella di Pippo!

Notte, a presto

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Calci e pugni

Siamo entrati nella 33esima settimana di gravidanza. Il caos è sempre più vicino…ma io faccio finta di non preoccuparmi.. Solo incoscientemente si va incontro al caos. E’ tantissimo che manco dal mio blog e chiedo scusa a chiunque lo abbia letto negli ultimi tempi, anche fosse una sola persona.

La piccola si fa sentire, tanto, soprattutto quando mangio frutta fresca zuccherina o gelati. Ma in generale, giorno e notte, nei momenti più inaspettati, si divincola e spinge mani, piedi, sedere, schiena testa e ogni parte del suo corpicino contro il mio corpicione. E a stento, ogni volta, trattengo un sorriso. Come si fa a resistere, dal sorridere, quando si sente una creatura dentro di sè che si muove e chissà come, mi immagino, cerca una posizione un po’ più comoda; oppure protesta, perché in qualche modo le ho schiacciato un piede, o il mignolo di una mano, girandomi malamente nel letto o schiacciandola brutalmente da seduta o in bicicletta….

Bicicletta?? Se mi leggesse la mia ginecologa…chissà che direbbe. Ma, dico io, il bello della seconda gravidanza è che fai tutto quello che nella prima non avresti mai osato fare…Come sollevare 15 chili di bambino (A.) senza battere ciglio, fare gli scatti ai giardinetti al grido di “pronti, partenza, VIaaaaaaaaaaaa” perché lui, il piccolo, non vuole sentire scuse…e andare in bicicletta perché fa caldo e quindi in macchina no, il passeggino è più faticoso e noioso ancora da spingere.

Io, al primo giro con A., ero tutta un dubbio. Essere incinta mi pareva una condizione soprannaturale. Sapevo che miliardi di donne prima di me ci erano passate. Ma per me ero la prima al mondo a esserlo. Quindi stavo attenta a tutto, a non stancarmi, che non si sa mai…al cibo, non alle bevande che non so perché avevo una fissazione per le bibite gasate: chinotto, gazzosa, cedrata, fanta, sprite. Andavo al supermercato e riempivo il carrello con una lattina diversa per ogni tipo…non so perché l’acqua non mi dissetava. E poi stavo attenta a non muovermi troppo in macchina…che quando sei incinta è pericoloso. La bici, con A, l’ho smessa all’ottavo mese.

Con la seconda fai tutto e di più, come se nulla fosse. Semplicemente non smetti di essere te stessa. Ed è grandiosamente rilassante. Probabilmente c’è chi anche al primo giro è così. Ma io sono di quelle che alla seconda esperienza funzionano meglio…E infatti vorrei tanto una seconda vita. Perché sono convinta che sarei molto più abile nello scansare persone e luoghi che mi hanno fregato, e soprattutto saprei individuare al primo colpo  qual è la scelta giusta per me…

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Il bagno del merlo

Voyerismo puro. Oggi ho spiato un merlo che faceva il bagno. Merlo non è la parola in codice per il vicino palestrato della porta accanto. Parlo proprio dell’uccello merlo, quello con il becco giallo (quindi maschio, che se non lo sapete i maschi sono neri con il becco giallo, le femmine marroncine tinta unita).

Oggi, che a Pavia soffia un vento berlinese, freddo e irriverente che le mamme disperate dicono ai bambini “copriti le orecchie, c’è il vento”…hihihi manco fosse il lupo, lui – il merlo- faceva il bagno nella gronda della tettoia che copre le biciclette. Lo vedevo sprofondare e ricomparire, con quel capino sempre in movimento, attento a scappare al primo rumore sospetto, dentro un poco di acqua stagnante delle ultime piogge.

Pareva assai contento, il merlo. Si tuffava di testa e ogni volta si scrollava, come un ragazzino (dalla stazza sembrava già un adulto, e di una certa età). “Non avrà freddo?” Mi domando? Mi è tornato in mente il mio uccellino, il Titti, un canarino acquistato alla fiera degli o bej o bej a Milano, che noi lasciamo svolazzare in cucina per sentirci meno in colpa che fosse nato e vivesse in una gabbia in un appartamento a Milano. Lui, il Titti, aveva una vaschetta da bagno azzurra come una miniatura di una vasca da bagno vera. Quando veniva la bella stagione, gli mettevamo l’acqua, tiepida, e lui di testa si tuffava, poi dopo essersi tutto bagnato, gonfiava le penne e si trasformava in un  palloncino. Con il becco si puliva sotto le ali, con la stessa dovizia di un gatto che si faccia le pulizie. E alla fine cantava. Con quei trilli da canarino sempre uguali e sempre belli, che per qualche anno sono stati la nostra sveglia al mattino. Quando è morto, lo abbiamo deposto in una piccola bara (un pacchetto di Malboro di mio papà) e l’abbiamo seppellito di nascosto dai condomini sotto la magnolia cinese dell’aiula sotto la cucina.

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In piazza per le donne? No

In piazza per le donne all’iniziativa “Se non ora quando” non ci sono andata. Né fisicamente né con la mente. Amo le donne. Per semplificare posso anche definirmi femminista. Alcuni anni fa, credo almeno 5 o 6, ho partecipato ad una manifestazione femminista a Milano. Fu bellissimo. L’atmosfera era impagabile. Io adoro le situazioni di massa. E’ come una festa. C’è euforia, un’aria di sbornia. Gli slogan, i canti, l’eccitazione. E’ come fare all’amore. Ma dura poco. Ne vale la pena, ma ha poco a che fare con l’azione politica. Anche perché ho scoperto in fretta che c’era il trucco: moltissime donne erano lì più in rappresentanza politica (perché di sinistra e antiberlusconiane) che non perché appassionate di libertà femminile. C’erano due note stonate: troppe bandiere e pulmann della cgil e una totale assenza di donne straniere, extracomunitarie, velate o non. Non filippine, né ucraine ne africane. Eppure Milano  ne è piena. Insomma, si capiva. Era la solita manifestazione borghese conformista per mettersi in pace la coscienza.

So che qualcuno, anche molte mie amiche donne, leggendo queste righe proveranno disappunto. Però chi mi conosce sa che non ho mai amato le grandi correnti…

Riguardo al femminismo, mi piacerebbe citare un passaggio del romanzo di Mario Vargas Llosa, i Quaderni di don Rigoberto, che casualmente mi è finito oggi sotto gli occhi.E’ la lettera di Rigoberto a una femminista, dove il protagonista spiega perché distinguere tra maschio e femmina è sbagliato da un punto di vista culturale, ma anche biologico. E come ciò che conta è solo l’individuo. E’ un inno alla libertà personale. E mi è piaciuto molto. Buona lettura!

Il titolo del paragrafo, pagina70 edizioni einaudi, è la ribellione dei clitoridi.

“Credo di capire signora, che la corrente femminista da lei rappresentata ha dichiarato la guerra dei sessi e che la filosofia del suo movimento si basa sulla convinzione che il clitoride è moralmente, fisicamente, culturalmente, ed eroticamente superiore al pene, e che le ovaie sono di più nobile lignaggio rispetto ai testicoli. Posso concederle che le sue tesi sono sostenibili. Non ho intenzione di contrapporre la benché minima obiezione. Le mie simpatie per il femminismo sono profonde, seppure subordinate al mio amore per la libertà individuale e per i diritti umani,  e ciò le circoscrive entro certi limiti che devo precisare affinché quanto le dirò più avanti abbia un senso. Generalizzando e per comininciare dalla cosa più ovvia, affermerò che sono a favore dell’eliminazione di ogni ostacolo legale a che la donna abbia accesso alle stesse responsabilità dell’uomo e a favore della battaglia intellettuale e morale contro i pregiudizi su cui si fonda la riduzione dei diritti delle donne, all’interno dei quali, mi affretto ad aggiungere, il più importante mi sembra allo stesso modo di quanto riguarda gli uomini, non il diritto al lavoro, all’istruzione, alla sanità eccetera, ma il diritto al piacere, punto su cui, ne sono certo, viene fuori il nostro primo disaccordo. Ma quello principale, e temo, irreversibile, quello che apre un insormontabile abisso tra lei e me, consiste nel fatto che dal mio punto di vista il femminismo è una categoria concettuale collettivista, vale a dire un sofisma, poiché si propone di racchiudere in un concetto generico omogeneo una basta collettività di individualità eterogenee, in cui differenze e disparità sono importanti almeno quanto il comune denominatore clitorideo e ovarico. Intendo dire che essere fornito di fallo o clitoride mi sembra meno importante che differenziare un essere da un altro essere che tutto il resto degli attributi (vizi, virtù, difetti) specifici di ogni individuo. Dimenticarlo ha fatto si che le ideologie creassero forme di oppressione egualizzatrice generalmente peggiori dei dispotismi contro cui si proponeva di ribellarsi. (…) Per fortuna ho anche la scienza dalla mia parte. Potrà verificarlo dando uno sguardo, per esempio, ai lavori della prof di Genetica e Anne Fausto-Sterling, che da diversi anni si sgola per dimostrare che i sessi umani non sono i due che ci hanno fatto credere ma almeno 5 o forse più. (…) La divisione manichea dell’umanità tra uomini e donne è un’illusione collettivista, intessuta di congiure contro la sovranità individuale, e quindi contro la libertà, e una falsità scientifica esaltata dal tradizionale impegno degli Stati, delle religioni, dei sistemi legali di mantenere in vita quel metodo dualista, contro una Natura che lo smentisce a ogni passo.

La fantasia della liberrima mitologia ellenica lo sapeva molto bene quando ha brevettato quella creatura mista di Hermes e di Afrodite, l’Ermafrodito adolescente, che innamoratosi di una ninfa, fuse il proprio corpo con quello di lei, diventando da allora uomo-donna, donna-uomo. L’importante è sapere che quesrta non è mitologia, ma realtà. Perché prima e dopo l’Ermafrodita greco, sono  nati quegli esseri intermedi condannati dalla stupidità, dall’ignoranza, dal pregiudizio e dai pregiudizi a vivere sotto mascheramento o qualora scoperti a essere bruciati, impiccati, esorcizzati come creature del demonio. In epoca moderna a essere normalizzati sin dalla culla mediante la chirurgia e la manipolazione genetica di una scienza al servizio di quella fallace nomenclatura che accetta solo maschile e femminile e getta fuori della normalità, negli inferi della mostruosità, quei delicati eroi  intersessuali, dotati di testicoli e di ovaie, di clitoridi  come peni o di peni come clitoridi, di uretre e di vagine e che a volte emettono spermatozoi e allo stesso tempo hanno le mestruazioni. Per sua informazione , il dottor John Money della John Hopkins University, ritiene che gli intersessuali siano il 4% degli ominidi che nascono.

Riassumendo, le dirò che ogni movimento che si proponga di oltrepassare la lotta per la sovranità individuale, anteponendole gli interessi di un collettivo – classe, razza, genere, nazione, sesso, etnia, chiesa, vizio, professione – mi sembra una congiura per imbrigliare ulteriormente la maltrattata libertà umana. Quella libertà raggiunge il suo senso pieno solo nella sfera dell’individuo.

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Va bene Confucio, ma l’individuo?

Ho detto che sarei tornata sull’articolo choc della mamma cinese. L’avete letto? Io me lo sono riletto. E non riesco a venirne a capo.

Con un bambino di quasi due anni (li compirà ad aprile), nel pieno della sua lotta interiore tra rendersi indipendente e rimanermi attaccato, faccio fatica a immaginare l’uso di tanta severità nell’educazione. Con lui, la severità, non paga mai. O quasi. Del resto la mamma cinese dice che un certo tipo di educazione e di regole si cominciano a dare dai due anni in poi. Insomma, nel caso mio e di A. è ancora presto…

Però se penso alla sorellona, quindi a un figlio sui sei-sette-otto anni, allora la filosofia educativa di cui la professoressa cinese si rende testimone mi costringe a interrogarmi. E’ giusto vietare televisione, giochi al computer, giochi a casa degli amici, gite scolastiche in cui si rimanga fuori a dormire e recite scolastiche? è possibile costringere un bambino di 5 anni a studiare 3 ore al giorno pianoforte o violino (altro strumento non è dato)? è giusto insegnare ai figli che l’unico voto possibile è il voto più alto che esiste (10, ottimo o A)? Ha senso credere che i figli devono tutto ai genitori e che l’unico loro compito sia obbedire e renderli orgogliosi con i loro successi? Giusto se sei genitore…ma se sei figlio? Mi/ci piacerebbe?

CONFESSO: alcuni tratti di questa filosofia confuciana dell’allevare i figli mi seducono. Forse perché anche io, a modo mio, sono confuciana. Confuciana occidentale, ovvero luterana. Ne ho piene le tasche della mammosità italiana, dell’immagine della mamma chiocchia, cui tutti rimproverano il fallimento e la decadenza dei giovani d’oggi e di ieri. Sono sempre attratta dai modi diversi di essere mamma che si raccontano o si vedono in Paesi diversi dal nostro. Ma senza mitizzare la mamma svedese lavoratrice indipendente o quella francese mamma e donna manager perfetta. E’ difficile trovare un modello che funziona, e soprattutto applicarlo e osservarne i risultati sperati. A volte i genitori sono “cinesi”, ma i figli possono risultare degli sfiduciati cronici. La certezza con cui l’autrice del saggio afferma che i figli di madri cinesi sono destinati ad avere successo mi lascia perplessa.

Quello che mi piace è il concetto che per divertirsi in una cosa, che sia la matematica, il rugby o la chitarra elettrica, solo destreggiando lo strumento alla perfezione ci si può davvero divertire. E questa  è la cosa più difficile e più importante da passare a un figlio, credo. E indubbiamente, solo la disciplina e la severità possono far raggiungere certi livelli.

In conclusione: sarei contenta di frequentare uno stage su “come educare i figli” tenuto dalla signora cinese autrice del saggio. Mi piacerebbe confrontarmi con qualcuno che il metodo lo segue e lo pratica tutti i giorni. Credo che un pizzico di filosofia occidentale, però, andrebbe mischiato alla ricetta confuciana su come educare i figli al meglio.

Tutto sommato, l’idea che ognuno di noi abbia delle inclinazioni personali da assecondare, mi pare meno bislacca di quanto i cinesi temano.

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Mamme cinesi

Volevo segnalare questo link che riprende un articolo pubblicato dal Wall Street Journal e tradotto da Il Foglio del lunedì. Con più calma prometto anche un post sull’argomento, che merita tantissimo. Intanto allego l’articolo. Argomento: la differenza tra genitori cinesi e genitori occidentali nell’educazione e insegnamento di valori ai figli.

L’autrice è una professoressa sino americana, sposata con un americano e con due figli, residente in America.

Preparatevi, che lo choc è violento.

http://altrimondi.gazzetta.it/2011/01/ai-figli-regalategli-un-lager.html

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Candelora…incrociamo le dita!

Imprimetevi nella mente una data: 2 febbraio. Altro che 21 marzo…primo giorno di primavera. La data chiave per capire se l’inverno è finito è il 2 del mese più corto dell’anno, detto anche Candelora (il riferimento è alle candele e a una processione cristiana in cui si benedivano le candele) .

Recita uno dei mille detti (io lo riporto in triestino, che i miei nonni paterni sono di Trieste e tra di loro parlavano sempre con quell’accento che fa tanto Goldoni…)-

Quando vien la Candelora
da l’inverno sémo fóra,
ma se piove o tira vénto,
ne l’inverno semo drénto.
Chiaro, no? Se il due febbraio sarà una buona giornata, allora: addio inverno, ci vediamo l’anno prossimo. Ma se piove o soffia vento…siamo fregati. Ci siamo dentro ancora chissà fin quando…

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Una giornata al mare

Silenzio lungo quanto un weekend da dimenticare…Siamo stati costretti alla reclusione per via di una malattia colpo di fulmine della sorellona: febbre con vomito notturno. Del resto, coi bambini, si sa…si fanno tanti programmi..ma non si sa mai…dicono le nonne.

Qui la nebbia stenta a sollevarsi e allora, quale migliore idea se non quella di andarlo a cercare, il sole. Se la montagna non va a maometto, maometto andrà alla montagna..e viceversa! Quindi io il nonno e A., ieri, presi da raptus, abbiamo passato mezza giornata al mare. Che meraviglia…Superata Tortona, sull’autostrada Milano Genova, si intravede il cartello per Serravalle Scrivia ed ecco che improvvisamente il muro di nebbia si alza, il cielo ricompare e il sole brilla. Incredibile ma vero!! La palla infuocata di Febo Apollo esiste ancora!!

Tempo un’ora e 45 e siamo a sgranchirci le ossa infreddolite su una spiaggia sassosa della riviera del Tigullio. Ci saranno 18 gradi, sentenzia il nonno. Ha ragione, conferma il vecchio del posto. Si sta bene senza giacca, il sole pizzica la pelle. A. pare nosferatu: non è abituato al sole e alla luce e chiude gli occhi e gira la testa infastidito al sole..Che buffo.

Ma appena nonno comincia a lanciare i sassi in acqua, che fanno plof e il cerchio di cerchi, si entusiama. Sa sa, indica il sasso. Ma ma, indica il mare. Parla a sillabe A. A modo, suo si fa capire.

A tavola, invece, non perde tempo e invoca ripetutamente pappa facendosi subito affibbiare dalla cameriera il soprannome di mangione. In effetti si fa fuori un piatto di maccheroncini al pomodoro e basilico che neppure io…Io invece divoro un’orata pescata arrostita che ha un saporino di bruciato e griglia così delizioso da farmi dimenticare tutte le tristezze e le amarezze…

Bello bello il mare d’inverno. Da rifare. Vi risparmio il racconto del rientro. A parte l’immagine del muro di nebbia, che puntuale, ci attende, allo stesso punto dell’andata, 15 chilometri prima di Tortona. Primavera: ti aspettiamo!

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