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Amore vero

Lui è partito per i mondiali di Rugby. Nuova Zelanda. Stamattina alle 8 mi chiama da Dubai: qui è fichissimo, pensa che ho incontrato una mamma francese con la figlia di 15 anni in trasferta per vedere i galletti (così li chiamano i franzosi nel mondo ovale del rugby). Uaw! E io: Alberto ha fatto la pipì da solo nel gabinetto! Si è messo in piedi sullo sgabellino e via…A ognuno le sue soddisfazioni. Certo due settimane senza di lui saranno durissime…a parte la goduria di non dover più fare tre lavatrici al giorno. Che cambia più magliette e pantaloni lui dei piccoletti…
Ma la solitudine porta anche qualche momento speciale.
Stamattina Greta ha dormito quasi tre ore. Intanto io ho fatto un tuffo nel passato riguardando le foto dell’addio al nubilato a Londra di una mia cara amica…era il 2008. Niente bimbi né pance all’orizzonte.
Poi, dopo la poppata di mezzogiorno, siamo uscite per una bella passeggiata. Destinazione: gelateria la Perla. Uno storico locale di Pavia che pare uscito dagli anni 80, quando ancora si usava andare con i nonni la domenica a mangiare una coppa gelato seduti su sedie di metallo attorno a tavolini di formica. Gusti: malaga e fragola. Lei intanto, due dita in bocca a mo di ciuccio, due occhi spalancati come fari, mi guarda dal passeggino. Mi scruta e mi fissa, senza “dire” niente. Non fa versi, né pianti e per me è sempre una sorpresa piacevole, visto che con Alberto non potevo sedermi da nessuna parte perché dopo pochi minuti cominciava a protestare.
Ma fin qui mi sono dilungata. Perché l’amore vero è arrivato mezz’ora dopo, a casa. Un po accaldate siamo rientrate nell’appartamento che tra breve dovremo lasciare causa trasloco…ma ne riparlerò. La prendo in braccio, mi sdraio sul divano, e lei sopra di me, come un gattino. Il suo visino, la sua testa pelata, i suoi occhi a mandorla azzurrini, e la sua boccuccia sono a pochi centimetri dal mio naso. Puntando le mani sul mio petto, tiene diritta la testa, come un serpentello. E mi guarda. Fisso negli occhi. Innamorata. E poi all’improvviso apre la bocca, una smorfia che è per metà un sorriso per metà un anelito di fame. Amo questa piccola creatura in un modo che non so spiegare. E ho voglia di dirlo, che i secondi (per via della gelosia e delle mille attenzioni che bisogna giustamente riservare ai primogeniti) sono sempre un po trascurati.
Se non c’era lei, a quest’ora anche io ero sull’aereo per la Nuova Zelanda (così ci eravamo promessi un anno fa, prima di scoprire che ero incinta). Per fortuna a Auckland piove e ci sono 15 gradi…e poi io il rugby, sotto sotto, non lo capisco 🙂

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